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Il Teatro dell’Aquila di Fermo

Il Teatro dell’Aquila di Fermo è stato inaugurato nel 1791. Da allora ha subito molti interventi di restauro e ospitato numerosi personaggi illustri.

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Il Teatro, fra i più grandi delle Marche, inaugurato nel 1792, fu realizzato seguendo il progetto del 1780 dell’architetto Cosimo Morelli. L’edificio fu costruito per sostituire il vecchio teatro ligneo con sede nel Palazzo dei Priori: fu chiamato “dell’Aquila” in onore del maestoso rapace simbolo della città. La mancanza di una facciata monumentale è una sua particolarità nonostante i vari e vani tentativi succedutisi negli anni per colmare questa apparente lacuna: per questo motivo oggi l’ingresso principale del Teatro è posto su uno dei suoi lati. Grandi artisti hanno calcato il suo palco: soprani, tenori, cantanti ed attori di fama mondiale.

Il Teatro dell’Aquila: un palcoscenico di grandi nomi

Il Teatro dell’Aquila, punta di diamante e testimonianza di un glorioso passato musicale e artistico della città, è in grado oggi più che mai di attrarre non solo un ottimo numero di appassionati, ma anche artisti di fama nazionale e internazionale e grandi compagnie. Ogni anno viene infatti offerto al pubblico fermano un ricco calendario di eventi che comprendono spettacoli di opera, musica, prosa e per i più giovani.
L’offerta della stagione teatrale è ricca e diversificata, grazie anche alla collaborazione del Teatro dell’Aquila con numerose altre realtà regionali come AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali, la Fondazione Rete Lirica delle Marche di cui è socio fondatore, la FORM Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, Fondazione Rossini Opera Festival. Questa sinergia permette alla città di Fermo di contare su una prestigiosa stagione lirica e di concertistica sinfonica, oltre alle attività di produzione lirica e di rappresentazioni di opere classiche.

Numerosi sono stati i personaggi italiani e internazionali che hanno calcato il palcoscenico del Teatro dell’Aquila per portare in scena i loro spettacoli di prosa: Toni Servillo, Pierfrancesco Favino, Cristina Comencini, Angela Finocchiaro, Simona Izzo, Ricky Tognazzi, Milena Vukotic e Stefano Accorsi, Alessandro Baricco sono solo alcuni di questi.

Moltissimi cantanti e musicisti si sono esibiti di fronte al pubblico fermano dal palco del Teatro dell’Aquila, come Max Gazzè, Mogol, Negramaro, Ron.

Inoltre, il Teatro dell’Aquila organizza ogni anno scuole di recitazione per i più giovani, per favorire la conoscenza del teatro e dell’attività attoriale, educando così i ragazzi all’importanza e alla bellezza delle attività artistiche. In tal senso, alcune delle iniziative promosse dal Comune di Fermo sono le rassegne Opera Domani e A tutta velocità e anche corsi di recitazione come TIR – Teatrinrete, Scuola di Platea, Scuola teatro per bambini e ragazzi.

Storia architettonica del Teatro dell’Aquila

Le prime notizie relative all’edificazione del Teatro dell’Aquila di Fermo risalgono al 1774.

Proprio in quegli anni si andava consolidando nelle Marche una buona tradizione teatrale iniziata già nel XVI secolo, portando all’edificazione di numerose strutture fra il ‘700 e l’800.

Il teatro rappresentava lo “status symbol” della società del tempo – in quanto luogo di ritrovo non solo dell’aristocrazia e dei ceti emergenti, ma di tutto il popolo – e dunque anche Fermo, che possedeva soltanto un piccolo teatro condominiale nella Sala Grande del Palazzo dei Priori, ravvisò la necessità di edificare un nuovo teatro con una struttura architettonica idonea. La costruzione è stata lunga e piena di vicissitudini, ma vissuta sempre con partecipazione ed interesse dai cittadini fermani.

Nel 1774 il Consiglio di Cernita decise di individuare un sito idoneo per il “Nuovo Teatro dell’Aquila”. Il luogo scelto, nell’attuale via Mazzini, era “di fianco alla strada gironale e precisamente il semipiano alla parte di mezzo giorno, passato il Palazzo Apostolico del Governo”, come cita il verbale del Consiglio.

Il progetto originario

La scelta del luogo condizionò lo sviluppo della struttura architettonica originaria del Teatro dell’Aquila, che nasce con il fronte principale – il lato lungo del Teatro – che si affaccia sulla via lasciando indefinite le facciate laterali.

La struttura originaria della fabbrica teatrale fu realizzata fra il 1780 ed il 1790 dal capomastro Luigi Paglialunga con un progetto di Cosimo Morelli. I disegni originali non sono più reperibili, ma i resoconti economici e le perizie descrittive dei lavori fanno riferimento alle sue cartografie di progetto. L’impianto della struttura del Teatro dell’Aquila presenta una forte somiglianza con il disegno del Teatro dei Cavalieri Associati di Imola, lavoro dell’Architetto Morelli.

L’iniziale impianto teatrale rispettava i canoni del teatro settecentesco con sala a pianta ellittica, 105 palchetti a fascia e palcoscenico tripartito, come attestano i disegni non autografi conservati presso la Biblioteca Comunale di Fermo. Nella pianta sono disegnate anche le due cosiddette “fabbriche annesse” al teatro: una – detta “della Nobiltà” – che doveva contenere anche l’androne di ingresso, prevista verso il Palazzo del Governo, e l’altra – detta “dei Musici” – da costruire nel lato rivolto verso il Girfalco.

La struttura teatrale fu realizzata da Luigi Paglialunga nell’arco di un decennio (dal 1781 al 1791), mentre i lavori di finitura interna del teatro furono realizzati fra il 1788 e il 1790. I macchinismi di scena sono opera di Antonio Pizzoli e la rifinitura interna della Sala fu eseguita dal pittore Vincenzo Mazza, entrambi collaboratori abituali dell’Architetto Cosimo Morelli.

Dei decori originali settecenteschi della Sala non è rimasta più traccia, ma dai documenti, in cui si precisa che dovevano essere realizzati “in pittura e non in rilievo”, si può dedurre che essi fossero in “finta marmitura” come era uso nei teatri dell’epoca.

La costruzione del Teatro dell’Aquila

I lavori di edificazione della struttura teatrale furono spesso interrotti, sia per motivi di ordine economico, sia per le notevoli discordanze sorte in merito alla realizzazione dell’edificio. In quel luogo era contenuto l’androne del teatro nel lato che guarda il Palazzo Apostolico, in cui si trovava anche il vecchio torrione, resto delle mura di fortificazione del Girfalco.

Il 26 settembre 1790 fu effettuata la prima rappresentazione “per eseguire un saggio del nostro Teatro dell’Aquila per ciò che riguarda il meccanismo e la pittura giunta al sospirato compimento e per provare l’illuminazione”. L’inaugurazione ufficiale è dell’agosto del 1791 con la rappresentazione del dramma La distruzione di Gerusalemme di Giuseppe Giordani.

Nel 1791 i lavori non erano completamente ultimati. Della “fabbrica della Nobiltà” era stato realizzato solo il piano terra; l’edificazione dei due piani sovrastanti e della settecentesca scala di collegamento (che possiamo ancora ammirare) è stata completata fra il 1791 e il 1793 dal progettista Paglialunga, come attestano i disegni conservati presso l’Archivio di Stato di Fermo.

Fin dalla nascita l’edificio fu utilizzato per diversi scopi e non solo come teatro. Nel novembre 1793, ad esempio, fu affittato dall’Avvocato Vincenzo Falcone, che lo utilizzò come propria residenza (ma con l’obbligo di lasciare libere le sale del primo piano durante le rappresentazioni).

Nel 1793 fu ultimata anche la “Fabbrica dei Musici” e nel settembre dello stesso anno fu compilato un contratto di affitto a Candido e Giò Battista Germani, vincolato alla loro funzione di custodi e all’obbligo di lasciare ad uso del teatro i vani e gli ingressi utilizzati dai musici.

Fin dalla sua inaugurazione il Teatro dell’Aquila non ha riscontrato un completo gradimento da parte dei condomini. Questo rese necessario effettuare dei cambiamenti sostanziali al palcoscenico (come la riduzione della scena da “tre bocche” ad “una bocca”) e completare la pittura delle scene e le finiture interne della Sala.

Dopo la stagione del carnevale del 1792 il Teatro dell’Aquila venne chiuso, poi riaperto al pubblico per il carnevale del 1796 e quindi chiuso di nuovo. È rimasto inutilizzato fino al 1800.

Tra il 1796 e il 1798 vennero realizzate dall’Architetto Giuseppe Lucatelli ulteriori modifiche alla bocca d’opera e al palcoscenico, oltre ad opere di finitura interna come la decorazione pittorica del “volto” e di alcune scene. L’aggiunta di altri venti palchi, sempre proposta dallo stesso Lucatelli, non fu mai concretizzata per sopraggiunti problemi di salute del progettista. Il teatro fu riaperto al pubblico nel 1800 e fu utilizzato per rappresentazioni teatrali e per la celebrazione delle festività del Carnevale fino al 1826.

L’incendio del 1826 e i successivi lavori di restauro

Nella notte fra il 23 e 24 gennaio del 1826 un’incendio danneggiò un lato della Sala dal pavimento della platea fino alla copertura, compromettendo la stabilità di otto palchi vicini al secondo e terzo ordine, di una parte del perimetro della platea, del “volto” e di una parte del tetto.

Per riparare i danni tra il 1826 e il 1830 furono effettuati sostanziali lavori di restauro e di rinnovamento delle finiture interne, sotto la direzione dell’ing. Dasti.

L’attuale forma della sala del Teatro dell’Aquila, con 124 palchi, proscenio e palcoscenico ad una bocca, è il risultato della trasformazione avvenuta in quegli anni su proposta progettuale dell’architetto Giuseppe Ghinelli, autore del Teatro delle Muse di Ancona e del Teatro Rossini di Pesaro.

In questa occasione furono effettuate altre modifiche al Teatro dell’Aquila: buona parte del tetto fu ricostruita; il “volto” venne ribassato; i palchi furono riconsolidati. Vennero rifatti i decori, le cornici e gli stucchi, mentre la bocca d’opera e le quinte furono ridipinte e l’impianto di illuminazione sistemato. Si decise inoltre di abbassare di 50 centimetri il pavimento della platea, leggermente inclinato e realizzato con mattoni “alla rustica”. Sotto al palcoscenico fu realizzato uno sterramento di 180 centimetri per migliorare l’acustica.

I lavori di rifinitura decorativa del parapetti dei palchi, comprendenti i decori a rilievo trattati “a mecca”, le “marmiture” e tutti i “coloriti”, furono realizzati dal pittore Biagio Baglioni di Macerata tra il dicembre del 1827 e l’agosto del 1828. È del 1828 anche la realizzazione della pittura a tempera del volto, una raffinata opera figurativa di Luigi Cochetti.

Nel 1830 fu acquistato a Parigi il lampadario a 56 bracci in ferro dorato e foglie lignee, originariamente alimentato a carburo, che è stato restaurato di recente.

In quegli anni, insomma, la struttura al suo interno assunse quelle caratteristiche stilistiche ottocentesche che possiamo ancora ammirare al Teatro dell’Aquila.

Il restauro interno più consistente fu effettuato attorno agli anni 1876/1878 sotto la guida dell’Ing. Pietro Dasti, tecnico comunale, del conte Guglielmo Vinci e dell’Ing. Michele Bernetti capicondomini. Questa serie di interventi puntò a riprendere e rinnovare le pitture e le decorazioni della Sala, a restaurare la pittura del volto e a rimodernare arredi e finiture dell’interno dei palchi. La perizia descrittiva di questi lavori è conservata nell’Archivio di Stato di Fermo.

Con questo ultimo intervento vennero aggiunti o sostituiti alcuni elementi decorativi del Teatro, come le figure zoomorfe in cartapesta e le rosette nelle intersezioni delle greche. Vennero rifatte anche le dorature delle gole, dei pilastri, dei capitelli, della porta d’ingresso, dei rosoni e delle trecce della bocca d’opera furono. Per concludere gli interni dei palchi vennero rifiniti: a pittura gli ordini superiori, con carta da parati moiré rosso gli ordini inferiori.

Con quest’ultimo, sostanziale intervento, la Sala assunse le caratteristiche stilistico-decorative osservabili ancora oggi nel Teatro dell’Aquila.

Gli interventi del XX secolo

Gli interventi realizzati nel XX secolo al Teatro dell’Aquila di Fermo hanno risolto problemi statici (dal 1920 al 1926 e dal 1961 al 1966), migliorato e aggiornato gli impianti (elettrico dal 1903 al 1914, anti-incendio nel 1941, riscaldamento a vapore nel 1909), adeguato i sistemi di sicurezza ed effettuato modifiche distributive e opere di manutenzione ordinaria.

L’edificio del Teatro dell’Aquila, quindi, fin dalla sua apertura al pubblico ha subito quasi ininterrottamente rimaneggiamenti, piccoli restauri, modifiche strutturali e funzionali, intercalate da interventi consistenti sul piano strutturale e formale.

Le difficoltà economiche, le vicende burocratiche che accompagnano l’approvazione di ogni lavoro, i continui ripensamenti, i cambiamenti di incarico e i numerosi lavori “arrangiati” per l’urgenza hanno comportato spesso interventi poco rispettosi delle caratteristiche dell’edificio. La manutenzione dell’impianto stilistico-decorativo, ad esempio, è stata conservativa, ma non sempre ha tenuto conto delle tecniche d’intervento e dell’aspetto pittorico, modificando l’impatto cromatico generale della Sala.

Per tutti questi motivi nel 1984 il teatro viene di nuovo chiuso.

Iniziò così un nuovo intervento globale di restauro della struttura che si è protratto fino all’8 marzo 1997, giorno della riapertura ufficiale del Teatro dell’Aquila.

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Il Teatro dell’Aquila fra Settecento e Ottocento

Il viaggio ideale attraverso la storia del Teatro dell’Aquila di Fermo non può che iniziare il 26 settembre 1790, data in cui venne effettuata un’apertura “di prova” della fabbrica del teatro con l’esecuzione dell’opera-oratorio La morte di Abele di Giuseppe Giordani. Nell’agosto dell’anno successivo il teatro venne ufficialmente aperto con La distruzione di Gerusalemme, sempre del Giordaniello.

La vera e propria attività del Teatro dell’Aquila, però, inizia nel 1796 con il Carnevale. Le cronache del XIX secolo dipingono le Stagioni Liriche come un vero vanto per la città di Fermo, tanto da provocare un dispiacere generale quando, nel 1821, il teatro non programmò nulla per mancanza di fondi. La delusione fu riscattata già in agosto con tre opere di Rossini: La pietra di paragone, L’italiana in Algeri e La Cenerentola.

Il pubblico era particolarmente esigente. Nelle cronache del 1861, durante la Stagione Lirica invernale, manifestò il suo forte disappunto per la scarsa qualità degli artisti del Don Pasquale di Donizetti e Florina di Pedrotti, al punto da far sospendere gli spettacoli e chiudere il teatro. Quanto all’eleganza, era usuale incappare in cronache mondane sugli abiti degli spettatori:

“… grande eleganza delle signore fermane. Io ho personalmente contato 64 toilette piuttosto scollatine anziché no!…”

Di tutto rilievo inoltre, era la programmazione dei cartelloni. Spesso venivano date opere nuovissime, a pochi mesi dalla loro esecuzione in capitali come Parigi, Londra e San Pietroburgo, e i grandi artisti conoscevano bene Fermo grazie al Teatro dell’Aquila.

Giacomo Puccini, ad esempio, fu presente il 17 agosto 1886 alla rappresentazione della sua prima opera giovanile Le Villi; successivamente La Bohème fu rappresentata nell’agosto 1896 (prima regionale proprio a Fermo) in occasione dell’inaugurazione dell’acquedotto del Polesio, dopo soli sei mesi rispetto alla prima del “Regio” di Torino. Il successo fu enorme: direttore e artisti furono accompagnati in trionfo fuori dal teatro e lo stesso Puccini scrisse a Fermo per manifestare la sua gratitudine.

Altri grandi personaggi varcarono le porte del Teatro dell’Aquila: il 17 gennaio 1849 Giuseppe Garibaldi assistette a una commedia di Cesare Trevisani; all’Orefici di Verdi, messo in scena nel 1888, assistette il giovane Arturo Toscanini, che espresse grande ammirazione per il teatro e per la perfetta esecuzione dell’opera.

Artisti, opere e curiosità nei 200 anni di vita del Teatro dell’Aquila

Il periodo d’oro dell’opera

L’attività teatrale e musicale del Teatro dell’Aquila fu particolarmente vivace durante gli anni ‘40. Nonostante la seconda guerra mondiale avesse causato la chiusura dei principali teatri italiani, a Fermo dal 1939 iniziò una serie di spettacoli con i maggiori nomi del canto lirico italiano, il cui ricordo e successo resta ancora vivo nella memoria dei fermani: calcarono il palcoscenico del Teatro artisti come Lina Pagliughi, Maria Caniglia, Beniamino Gigli, Ferruccio Tagliami, Giacomo Lauri-Volpi, Giulio Neri, Tito Gobbi, Pia Fassinari e successivamente Fedora Barbieri, Franco Corelli, Giulietta Simionato, Margherita Carosio, Anita Cerquetti, Renata Febaldi, Giuseppe Di Stefano, Renata Scotto, Mario Del Monaco, Anna Moffo, Renato Bruson, Nicola Rossi Lemeni e Aldo Protti, solo per citarne alcuni.

Non solo opera: dalla prosa dell’800 ai giorni nostri

Grandi nomi hanno fatto la storia del Teatro con spettacoli di prosa memorabili.

Il 6 settembre 1861 la compagnia drammatica diretta dall’artista Ernesto Rossi e condotta da Cesare Dondini, rappresentò, per la prima volta in Italia, il celebre dramma di Paolo Giacometti La morte civile. Nel 1868 Adelaide Ristori, la più grande attrice tragica della sua epoca, rappresentò La Medea di Gabriel Legouvè e Giuditta di Paolo Giacometti. Ermete Novelli, altro grande nome nel campo della prosa (la madre Giuditta Galassi era nata a Fermo), fu in città con la sua compagnia nel 1899, nel 1914 e nel 1917.

Fra i nomi illustri che hanno calcato il palcoscenico fermano citiamo Angelo Musco, Armando Falconi, Ruggero Ruggeri, Emma Grammatica, Lilla Brignone (nipote della filodrammatica fermana Adelaide Andreani), Ugo Pagliai, Valeria Moriconi e Franco Enriquez, fino ad arrivare ai giorni nostri con Franco Branciaroli, Mariangela Melato, Umberto Orsini, Flavio Bucci, Alessandro Gassman, Luca De Filippo, Piera Degli Esposti, Gianrico Tedeschi, Carlo Cecchi, Christian De Sica, Massimo Ghini, Giuseppe Fiorello, Stefano Accorsi, Claudio Bisio, Massimo Dapporto, Sabrina Ferilli, Michelle Hunziker.

Oggi il Teatro dell’Aquila di Fermo viene scelto dalle più importanti produzioni internazionali come Slava (4 milioni di spettatori in tutto il mondo), STOMP e molte altre. Ospita anteprime nazionali, residenze di allestimento e concerti dei più grandi nomi della musica italiana e internazionale: Dee Dee Bridgewater, Gianna Nannini, Fiorella Mannoia, Elisa, Claudio Baglioni, Negramaro, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Patty Pravo.

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