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Le Cisterne romane di Fermo

Le Cisterne romane di Fermo sono un autentico patrimonio dell’arte idraulica di età augustea, ingegnosa idea di Vitruvio. L’ingresso è in via degli Aceti.

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Tra le più antiche e più grandi al mondo, le cisterne romane di Fermo furono realizzate tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. Le 30 stanze che le compongono, di uguali dimensioni voltate a botte, si estendono su una superficie di 2.200 mq. Antiche cisterne per la raccolta di acque a servizio della città, furono abbandonate e dimenticate fino al loro parziale riutilizzo dalla fine dell’800, e per circa un secolo, come acquedotto cittadino.

La storia delle Cisterne romane

In un quartiere fermano di straordinaria bellezza si snoda via degli Aceti, dalla caratteristica pavimentazione in laterizio, in cui si susseguono palazzi dall’aspetto solenne.

Passeggiando lungo questa via si incontra il vecchio ingresso tardo-medievale (ora su Via Paccarone, 36) per le grandi cisterne romane.

Quasi certamente si decise di realizzare quelle che comunemente vengono chiamate piscine epuratorie o limarie per rispondere a un’esigenza idrica altrimenti non esaudibile. L’ampio complesso sotterraneo è databile alla fine del I sec.a.C. ed è unico in Italia per estensione (circa 2200 mq).

Il sistema sotterraneo di ricezione e inalveazione dell’acqua piovana, simile all’apparato idrico di Chieti, permetteva di ridistribuirla in maniera efficiente alle diverse zone della città. Per l’immagazzinamento e la successiva erogazione furono edificati tre serbatoi, disposti sul Girfalco, nell’attuale largo Temistocle Calzecchi Onesti e in via degli Aceti che ovviamente erano a diverse altezze.

I serbatoi delle Cisterne romane

Il primo serbatoio attualmente non è visitabile, perché del tutto interrato. Tuttavia gli scavi del 1927 delinearono quattro ambienti non comunicanti in laterizio, voltati a botte e molto simili alle grandi cisterne.

Il secondo è noto con il nome di Piccole cisterne in quanto la sua portata è minore rispetto a quella del serbatoio ubicato in via degli Aceti, il quale però da un punto di vista propriamente strutturale non presenta difformità significative rispetto al più piccolo.

Le Grandi cisterne si estendono lungo un’area piuttosto vasta che racchiude via Paccarone, via di Vicolo Chiuso, via degli Aceti, largo Maranesi e ha una portata massima di circa 15.000 mc. L’interno è costituito da trenta camere ripartite in tre file, ognuna delle quali ha una muratura rivestita con opus signinum o cocciopesto che, come scrive Vitruvio, veniva impiegato soprattutto nella fabbricazione di cisterne, acquedotti, piscine termali perché consono all’impermeabilizzazione della malta di calce.

La visita alle Cisterne romane di Fermo è incredibilmente emozionante, in quanto vertono in un perfetto stato di conservazione e riescono a rendere vividamente la magnificenza di un progetto tanto efficiente che alcune camere sono state utilizzate fino agli anni Ottanta del XX secolo.

È molto suggestivo imbattersi in scritte desuete come “Calma, uscita”, risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, quando gli ambienti furono utilizzati come rifugio contro i bombardamenti.

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