Fermo, prestigiosa città storica che sorge a due passi dal mare, dal gusto classico dove ognuno è protagonista.

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Terminal Mario Dondero

Un avamposto di arte e cultura situato all’ingresso della città, dalle linee architettoniche fluide e moderne che ben si integrano nello scrigno naturale della collina fermana.

Il Terminal Mario Dondero è un luogo di arrivi e partenze, pensato e realizzato per offrire ospitalità nel segno dell’arte e della cultura.

Il Terminal e il legame di Mario Dondero con la città di Fermo

Progettato dallo Studio Carmassi di Milano e costruito alla fine degli anni novanta, il Terminal Mario Dondero è rimasto incompiuto e sostanzialmente inutilizzato sino al dicembre 2019, quando, per volontà dell’Amministrazione Comunale, è stato ristrutturato e restituito al pubblico come spazio multifunzionale per l’arte contemporanea e intitolato al grande fotoreporter di fama internazionale Mario Dondero, che scelse Fermo come città di residenza negli ultimi anni della sua vita.

La presenza di Dondero è sempre viva nel Terminal grazie anche ad una sua celebre frase:

So bene che tutto può essere inventato, costruito, falsificato. Viviamo nel regno dei doppi, delle teorie sulla scomparsa dell’originale, delle seconde vite. Ma se accettassimo il principio che il falso è più aderente alla realtà del vero, cadrebbe il rispetto per il mondo, per ciò che vi accade veramente.

Mario Dondero (Milano 1928- Petritoli 2015) è stato una delle più originali figure del fotogiornalismo contemporaneo. Ha collaborato dai primi anni cinquanta a L’Avanti, l’Unità, Milano Sera. Dal 1955 si sposta a Parigi dove lavora per L’Espresso, L’Illustrazione Italiana, Le Monde, Le Nouvel Observateur, Regards e in seguito con le riviste Jeune Afrique, Afrique-Asie, Demain l’Afrique.

Appassionato di radiofonia, ha lavorato con la sezione italiana della BBC e condotto alcune trasmissioni di per Radio3 (Rai) dedicate alla storia del fotogiornalismo (2012-2013). Ha esposto le sue fotografie in moltissime città italiane e straniere.

Noto per il suo impegno civile e sociale, ha documentato in Afghanistan il lavoro delle équipe mediche di Emergency. Nel 2015 il documentario “Calma e gesso – in viaggio con Mario Dondero” del regista e antropologo Marco Cruciani racconta cinque anni  al fianco del fotografo, ricostruendone la storia avventurosa e leggendaria passando fra le principali vicende sociali, politiche, culturali e artistiche del secondo ‘900.

L’organizzazione del Terminal Mario Dondero

La struttura al suo interno funzionale e moderna è divisa in due aree: una di accoglienza con IAT, punto informativo della società di trasporti STEAT e bar con punto ristoro, l’altra come zona espositiva per mostre ed incontri.

All’interno del Terminal una sezione è dedicata in modo permanente al celebre artista fermano Sandro Trotti che nel 2016 ha voluto donare alla Città di Fermo oltre cento opere, dipinti e disegni realizzati nel corso della sua brillante e prestigiosa carriera, a partire dalla fine degli anni cinquanta.

In attesa di costituire un fondo museale a lui dedicato, la Città ha voluto ringraziare l’artista esponendo una significativa selezione di dipinti in uno spazio, come questo del Terminal, destinato all’arte contemporanea.

Sandro Trotti  (1934-1998) nato a Monte Urano nel 1934 si è formato a Roma dove negli anni ‘70 è docente all’Accademia di Belle Arti di Roma e continua ad esporre sia in Italia che all’estero con  favore di pubblico e di critica.

Il suo percorso artistico è fatto di esperienze profondamente materiche in cui segno e colore, insieme ad ardite sperimentazioni tecniche, migrano dall’astrazione all’informale. Centro della sua ispirazione la modella, Roma e l’Oriente e i nostri lirici paesaggi marchigiani con le verdi colline che scivolano dolcemente verso il mare con lidi vivaci e con gli armenti che coprono quasi da soli in linee sinuose l’intero spazio del quadro.

Della donazione fa parte anche un dipinto “politico” di trenta metri quadrati, intitolato La marcia dell’umanità, esposto all’interno di piazza Sagrini, bel complesso dell’ex filanda oggetto di un interessante recupero di archeologia industriale.

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