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DESCRIPTION:Performance site specific a cura degli allievi del laboratorio teatrale del liceo scientifico di Fermo
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SUMMARY:A casa tutti bene
DESCRIPTION:con la collaborazione di Marcello Cotugno e Irene Alison\ntratto dal film A casa tutti bene scritto da Gabriele Muccino\, Paolo Costella\nprodotto da Lotus Production – una società del Gruppo Leone Film con Rai Cinema\ncon Anna Galiena\, Fabio Troiano\, Alice Arcuri\, Alice Angelica\, Simone Colombari\, Sandra Franzo\, Lorenzo Cervasio\, Vera Dragone\, Alessio Moneta\, Celeste Savino\, Ilaria Carabelli\nregia Gabriele Muccino\nmusiche Nicola Piovani\ncoproduzione Best Live\, Teatro Stabile d’Abruzzo \nFigli e nipoti si ritrovano nella vecchia casa di famiglia per festeggiare gli ottant’anni di Alba. Dietro l’apparente armonia del giorno di festa si nascondono segreti\, antichi rancori e amori irrisolti pronti a riemergere. In poche ore\, il convivio si trasforma in un intenso confronto\, dove s’intrecciano affetto e rabbia\, rimpianto e desiderio.\nUndici personaggi si muovono in un fragile equilibrio di passioni\, cercando ciascuno un modo per ricucire il passato e credere ancora in un domani possibile. Uno specchio delle nostre vite\, con le fragilità\, gli slanci\, e quell’ostinata speranza che non va mai via. \nPortare A casa tutti bene a teatro è per me un’avventura importante oltre che una naturale evoluzione della storia. L’unità di luogo e di tempo si adatta perfettamente al linguaggio teatrale\, trasformando il palco in un microcosmo dove esplodono le dinamiche familiari.\nIl teatro amplifica l’intensità emotiva dei personaggi\, rendendo il pubblico partecipe delle loro fragilità e tensioni. È un racconto universale in cui ognuno può riconoscersi\, trovando nei complessi legami familiari un riflesso delle proprie esperienze.\nCon questo adattamento voglio offrire un’esperienza intima e profonda\, che catturi l’essenza della famiglia\, con le sue imperfezioni e i suoi conflitti.\nGabriele Muccino
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SUMMARY:Archeolettura nel Parco
DESCRIPTION:Cosa fare durante un pomeriggio d’inverno tra gli alberi di Villa Vitali? In questa visita guidata scopriremo come la stagione invernale trasforma la natura del parco. L’esplorazione sarà accompagnata da letture\, poesie e attività sensoriali per stimolare la conoscenza attraverso tutti i sensi.
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SUMMARY:Storie che fanno scena: Dalla memoria al palcoscenico
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SUMMARY:Lo Schiaccianoci
DESCRIPTION:coreografie Marius Petipa\ndirezione artistica Evgeniya Bespalova\ncompagnia Russian Classical Ballet\nuno spettacolo di Futura Produzioni \n  \nIl Russian Classical Ballet diretto da Evgeniya Bespalova si propone\, già dalla sua fondazione avvenuta nel 2005 nella città di Mosca\, di conservare integralmente la tradizione del balletto classico russo.\nLa compagnia è composta da un cast di ballerini diplomati nelle più prestigiose scuole coreografiche: Mosca\, San Pietroburgo\, Novosibirsk\, Perm. Corpo di ballo e solisti danno corpo a questo ensemble nel quale preparazione accademica ed esperienze internazionali si sposano con talenti emergenti del panorama della danza classica moscovita. \nLo schiaccianoci si distingue all’interno del repertorio classico per il suo carattere narrativo e visionario\, capace di parlare tanto ai bambini e agli adulti. Basato su un racconto di E.T.A. Hoffmann\, il balletto sviluppa una struttura in due atti che riflette il passaggio dal mondo reale a quello dell’immaginazione.\nLa prima parte è radicata nella quotidianità: una festa natalizia\, una casa borghese\, giochi e relazioni familiari. Tuttavia\, già in questo contesto si insinua un elemento perturbante attraverso la figura di Drosselmeyer\, personaggio enigmatico che introduce il dono dello schiaccianoci e\, con esso\, l’accesso al mondo fantastico.\nLa trasformazione notturna segna il passaggio a una dimensione onirica\, in cui le proporzioni si alterano e gli oggetti prendono vita. Il secondo atto si configura come una vera e propria suite coreografica: una successione di danze caratterizzate\, ognuna con una propria identità musicale e stilistica. Čajkovskij costruisce qui una partitura brillante e innovativa\, utilizzando timbri inusuali – come la celesta – per evocare atmosfere incantate. \nLe danze del Regno dei Dolci non sono soltanto momenti spettacolari\, ma rappresentano anche una celebrazione della varietà culturale e della fantasia. Dal punto di vista interpretativo\, Lo schiaccianoci può essere letto come un racconto di formazione: il viaggio di Clara diventa metafora del passaggio dall’infanzia all’adolescenza\, dove il sogno e la realtà si fondono in un’esperienza trasformativa. Il balletto invita lo spettatore a riscoprire lo stupore\, offrendo una visione del mondo in cui l’immaginazione è forza creatrice. \n  \n 
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SUMMARY:Frida
DESCRIPTION:con 20 artisti\, 3 musicisti\nregia Andrea Ortis\nmusiche e liriche Vincenzo Incenzo\ncoreografie Marco Bebbu\ncostumi Erika Carretta\nscenografie Gabriele Moreschi\nprogetto luci associato Valerio Tiberi e Virginio Levrio\nprogetto video Virginio Levrio\nproduzione Mic International Company\nin collaborazione con Museo Frida Kahlo “Casa Azul”\ne Museo Diego Rivera Anahuacalli di Città del Messico\ncon il Patrocinio dell’Ambasciata del Messico in Italia \nFrida Opera Musical è un viaggio straordinario nella vita e nelle opere di Frida\, un musical potente e visionario che intreccia arte\, rivoluzione e passione. \nAl centro di tutto la vita di Frida Kahlo: il suo amore tormentato con Diego Rivera\, la forza del suo corpo ferito\, la resistenza e la voglia di vivere\, la lotta per l’identità e la libertà. Ad accompagnare il suo viaggio\, la Catrina\, protagonista assoluta dell’immaginario e della cultura popolare messicana\, icona della morte e della vita\, della satira e della bellezza eterna; è lei che incarna lo spirito del Messico profondo nel quale convivono\, in un unico grande affresco\, colori\, musica e passione. \nFrida Opera Musical racconta la straordinaria esistenza di Frida Kahlo\, artista\, icona del femminile\, anima ribelle di un’epoca in tumulto\, uno spettacolo che dà vita a un ritratto profondo e vibrante della pittrice che ha saputo trasformare il dolore in colore e la fragilità in potenza creativa. L’opera si muove tra la potenza del teatro musicale e la forza visiva del mondo pittorico. Lo spettatore viene immerso nel Messico post-rivoluzionario\, tra fermenti ideologici\, arte murale\, influenze europee e figure chiave come Zapata\, Trotsky\, Breton\, Tina Modotti\, solo per citarne alcune. È un viaggio corale nel cuore di un’epoca segnata dal desiderio di cambiamento\, in cui Frida vive con sfrontata autenticità. \nLa relazione tra Frida e Diego è il nucleo pulsante della narrazione: un amore smisurato\, radicale\, imperfetto\, che si fa alleanza e scontro\, passione e ideologia\, un legame che attraversa infedeltà\, successi e rivoluzioni personali e collettive. A fare da cornice\, il Messico colorato\, allegro e dissacrante della Catrina\, in cui la vita e la morte danzano insieme al ritmo dell’arte\, un Messico dalle radici azteche nel quale la musica avvolge tutto e tutti in un canto continuo alla vita. \nFrida Opera Musical è un inno alla libertà di essere e al coraggio dell’arte. \nÈ una dichiarazione d’amore alla vita\, anche quando fa male. \nFrida Opera Musical è Frida e il mondo che ha incendiato con il suo sguardo. \n  \n 
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DESCRIPTION:di Diego De Silva\, Massimiliano Gallo\ncon Biagio Musella\, Eleonora Russo\, Diego D’Elia\nGreta Esposito\, Manuel Mazia\nscene Luigi Ferrigno\ndisegno luci Alessandro Di Giovanni\ncostumi Eleonora Rella\ncanzoni originali Joe Barbieri\nproduzione Diana Or.i.s. \n  \nÈ un progetto cui sono particolarmente legato e che ho voluto fortemente. Malinconico l’ho amato\, ascoltato; ci siamo fidati uno dell’altro\, e finalmente l’ho indossato e vissuto. È dunque un passaggio naturale portarlo in scena\, grazie alla penna sopraffina di Diego De Silva e al mio senso dello spettacolo\, dandogli corpo e anima.  \nOra c’è da cucirgli un abito in cui stia comodo. Una scena funzionale\, un amico immaginario e cinque attori che gli faranno compagnia. In video\, gli interventi dei suoi amici\, dei suoi amori\, del suo complicatissimo mondo. Sarà una regia amorevole\, la mia\, sperando di farvi conoscere Vincenzo per come io lo conosco. \nMassimiliano Gallo \n  \nL’avvocato d’insuccesso dalla carriera altalenante e dalla vita sentimentale instabile\, arriva sul palcoscenico dopo aver conquistato lettori e telespettatori. Il personaggio è ancora affidato all’interpretazione di Massimiliano Gallo che fin dall’esordio della serie televisiva ne ha incarnato\, con un senso dell’umorismo geneticamente napoletano\, l’attitudine filosofica e rigorosamente autodidatta. Malinconico è un uomo ironico e smarrito\, adulto e infantile al tempo stesso\, che procede tra esitazioni\, battute caustiche e pensieri divaganti\, sempre alle prese con il disagio di non sentirsi mai davvero all’altezza. Nelle difficoltà quotidiane del lavoro\, nelle fragilità affettive e nelle dinamiche familiari si riflettono le stesse incertezze che ciascuno di noi sperimenta\, quando i ruoli della vita ci mettono alla prova senza tregua. Lo spettacolo prende forma come un lungo monologo confidenziale: essenziale\, diretto\, irresistibilmente comico eppure sempre orientato alla riflessione\, perché il riso autentico nasce quando sa parlare all’intelligenza. Tre i grandi temi che lo guidano – professione\, sentimenti\, famiglia – su cui si costruisce un racconto tanto pungente quanto tenero\, capace di trasformare i fallimenti in occasioni di verità condivisa. Ne scaturisce un teatro che intreccia letteratura e vita\, in cui un protagonista sgangherato e disarmato diventa specchio delle nostre stesse debolezze\, facendoci ridere proprio quando ci riconosciamo in lui.
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SUMMARY:Concerto Lirico Sinfonico
DESCRIPTION:Orchestra dei docenti e degli allievi del Conservatorio “G.B. Pergolesi” di Fermo  \n  \n 
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SUMMARY:Il Berretto a sonagli
DESCRIPTION:di Luigi Pirandello\nrevisione linguistica Letizia Russo\, Andrea Baracco \ne con (in o. a.) Francesca Botti\, Michele Eburnea\, Francesca Farcomeni\nDavide Lorino\, Annabella Marotta\, Stefania Medri\, Marta Nuti\nregia Andrea Baracco\nscena Roberto Crea\nluci Simone De Angelis\ncostumi Marta Crisolini Malatesta\nsound designer Giacomo Vezzani\naiuto regia Andrea Lucchetta\nproduzione Cardellino\nin coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria\, Teatro Stabile di Bolzano \n  \nBeatrice Fiorica\, donna della buona società siciliana\, sospetta che il marito la tradisca con la moglie di Ciampa\, modesto scrivano al suo servizio. Decisa a smascherarlo\, si confida con la madre e con la cameriera e coinvolge il delegato di polizia Spanò\, affinché intervenga. Convinta di possedere le prove\, Beatrice denuncia pubblicamente l’adulterio\, senza immaginare le conseguenze che il suo gesto può provocare. Ciampa\, messo all’angolo\, teme che l’onore venga compromesso e che la sua vita vada in frantumi. Per non diventare lo zimbello della città\, è costretto a una soluzione estrema: far passare Beatrice per folle\, così che la denuncia perda valore e l’ordine delle cose resti intatto. Tra sospetti\, equivoci e voci mai del tutto confermate\, i personaggi si muovono in un clima di ambiguità che lascia intatto il dubbio sull’effettiva colpa dei presunti amanti. \n  \nPirandello non è autore per tempi di pace\, ma di guerra. È il tempo di guerra a creare le condizioni effettuali per comprendere l’autore siciliano; il dissolversi del principio di identità\, la tragica disintegrazione dell’io\, il gioco di specchi intorno alle molteplici individualità dell’essere umano. In tempi di guerra se la realtà chiama\, Pirandello sa cosa rispondere; intravede la feroce e grottesca maschera di un mondo convulso e impazzito. I tempi di pace sono i tempi degli ismi\, della ricerca affannosa di una filosofia e allora sotto con “essere è apparire” o “conflitto tra vita e forma” con il pirandellismo insomma; quell’insopportabile pozzo del pensiero che sembra mettere in pausa il teatro\, la concretezza degli accadimenti per passare altrove\, in un generico luogo\, astratto. Inchiodare in una formula un autore è sempre molto pericoloso\, con Pirandello è quasi mortale. Sentire il bisogno di chiarire più che di capire ha chiuso l’autore dentro una formula lucida e perentoria\, non permettendo ai suoi personaggi di far esplodere quello che hanno di più potente\, le passioni. Solo liberandolo dalle preoccupazioni filosofiche\, Pirandello mostra il suo volto autentico. Si vede solo allora come i grandi protagonisti della drammaturgia pirandelliana siano uomini costretti a frugarsi dentro e non lucidi pensatori al dettaglio.  \nAndrea Baracco \n  \n 
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SUMMARY:La Reginetta di Leenane
DESCRIPTION:traduzione Marta Gilmore\ne con Stefano Annoni\, Edoardo Rivoira\nregia Raphael Tobia Vogel\nscene Angelo Linzalata\nluci Oscar Frosio\ncostumi Simona Dondoni \nmusiche Andrea Cotroneo\nproduzione Teatro Franco Parenti\nin accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Knight Hall Agency Ltd \n  \n  \nUno spettacolo che è una sfida emotiva e attoriale di grande intensità per due interpreti straordinarie come Ambra Angiolini e Ivana Monti. A dirigerle\, Raphael Tobia Vogel\, già regista di Per Strada\, Buon anno\, ragazzi!\, Marjorie Prime e di due recenti successi apprezzatissimi da pubblico e critica: Costellazioni e Scene da un matrimonio.\nMartin McDonagh\, maestro del teatro contemporaneo e del grottesco\, è noto per il suo stile crudo\, ironico e spietatamente realistico. Acclamato per opere teatrali quali La trilogia di Leenane e film quali Tre manifesti a Ebbing\, Missouri\, Gli spiriti dell’isola e In Bruges è considerato uno dei più brillanti autori contemporanei\, capace di intrecciare umorismo nero a un’acuta critica sociale. Con La Reginetta di Leenane il drammaturgo irlandese costruisce un thriller psicologico dal sapore noir\, in cui la tensione e lo humour si fondono in un racconto spietato sulla famiglia e sulla solitudine.\nUn legame\, quello tra una madre e una figlia\, avvelenato dall’odio\, segnato da un conflitto incessante dove il rancore e la dipendenza s’intrecciano in un gioco perverso di potere e frustrazione. La madre sembra fare di tutto per sabotare la felicità della figlia\, vincolandola a sé con sottili manipolazioni e stratagemmi meschini. Ma è davvero solo colpa sua se la vita non le ha riservato grandi opportunità? Nessuna delle due è un mostro\, nessuna è completamente innocente. Sono semplicemente due anime in lotta\, aggrappate con ferocia alla propria disperazione. Non c’è mai un gesto di affetto tra loro\, mai una carezza: il loro linguaggio è fatto di battute taglienti\, di litigi urlati\, di crudeltà a tratti brutali\, ma sempre venate di una vulnerabilità disarmante. In questa tensione costante\, ogni oggetto quotidiano diventa una minaccia e l’ambiente domestico si trasforma in una polveriera pronta a esplodere. A spezzare questa atmosfera ci pensa l’ironia nera di McDonagh\, con uno humour tagliente e dissacrante\, capace di strappare risate amare. Si ride\, sì\, ma a denti stretti\, perché l’inquietudine è sempre presente\, in un crescendo che lascia emergere un pessimismo quasi tragico sulla famiglia e\, forse\, sull’umanità intera. Ambra Angiolini è Maureen\, una figura complessa e struggente: una quarantenne ancora vergine\, il cui equilibrio precario cela un fondo di follia pronto a emergere. La sua fragilità la rende profondamente umana\, spingendo il pubblico a empatizzare con lei\, a sperare che possa finalmente trovare una via di fuga. Ma fino a che punto sarebbe disposta a spingersi per non rinunciare ai propri sogni? I giochi di potere tra lei e la madre Mag – interpretata da Ivana Monti – sono al centro di una danza crudele in cui i ruoli di vittima e carnefice si invertono continuamente. Tra battute al vetriolo e insulti graffianti\, il pubblico si trova a chiedersi: chi sta davvero vincendo questa guerra? E chi è realmente vittima?
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DESCRIPTION:traduzione Marta Gilmore\ne con Stefano Annoni\, Edoardo Rivoira\nregia Raphael Tobia Vogel\nscene Angelo Linzalata\nluci Oscar Frosio\ncostumi Simona Dondoni \nmusiche Andrea Cotroneo\nproduzione Teatro Franco Parenti\nin accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Knight Hall Agency Ltd \n  \n  \nUno spettacolo che è una sfida emotiva e attoriale di grande intensità per due interpreti straordinarie come Ambra Angiolini e Ivana Monti. A dirigerle\, Raphael Tobia Vogel\, già regista di Per Strada\, Buon anno\, ragazzi!\, Marjorie Prime e di due recenti successi apprezzatissimi da pubblico e critica: Costellazioni e Scene da un matrimonio.\nMartin McDonagh\, maestro del teatro contemporaneo e del grottesco\, è noto per il suo stile crudo\, ironico e spietatamente realistico. Acclamato per opere teatrali quali La trilogia di Leenane e film quali Tre manifesti a Ebbing\, Missouri\, Gli spiriti dell’isola e In Bruges è considerato uno dei più brillanti autori contemporanei\, capace di intrecciare umorismo nero a un’acuta critica sociale. Con La Reginetta di Leenane il drammaturgo irlandese costruisce un thriller psicologico dal sapore noir\, in cui la tensione e lo humour si fondono in un racconto spietato sulla famiglia e sulla solitudine.\nUn legame\, quello tra una madre e una figlia\, avvelenato dall’odio\, segnato da un conflitto incessante dove il rancore e la dipendenza s’intrecciano in un gioco perverso di potere e frustrazione. La madre sembra fare di tutto per sabotare la felicità della figlia\, vincolandola a sé con sottili manipolazioni e stratagemmi meschini. Ma è davvero solo colpa sua se la vita non le ha riservato grandi opportunità? Nessuna delle due è un mostro\, nessuna è completamente innocente. Sono semplicemente due anime in lotta\, aggrappate con ferocia alla propria disperazione. Non c’è mai un gesto di affetto tra loro\, mai una carezza: il loro linguaggio è fatto di battute taglienti\, di litigi urlati\, di crudeltà a tratti brutali\, ma sempre venate di una vulnerabilità disarmante. In questa tensione costante\, ogni oggetto quotidiano diventa una minaccia e l’ambiente domestico si trasforma in una polveriera pronta a esplodere. A spezzare questa atmosfera ci pensa l’ironia nera di McDonagh\, con uno humour tagliente e dissacrante\, capace di strappare risate amare. Si ride\, sì\, ma a denti stretti\, perché l’inquietudine è sempre presente\, in un crescendo che lascia emergere un pessimismo quasi tragico sulla famiglia e\, forse\, sull’umanità intera. Ambra Angiolini è Maureen\, una figura complessa e struggente: una quarantenne ancora vergine\, il cui equilibrio precario cela un fondo di follia pronto a emergere. La sua fragilità la rende profondamente umana\, spingendo il pubblico a empatizzare con lei\, a sperare che possa finalmente trovare una via di fuga. Ma fino a che punto sarebbe disposta a spingersi per non rinunciare ai propri sogni? I giochi di potere tra lei e la madre Mag – interpretata da Ivana Monti – sono al centro di una danza crudele in cui i ruoli di vittima e carnefice si invertono continuamente. Tra battute al vetriolo e insulti graffianti\, il pubblico si trova a chiedersi: chi sta davvero vincendo questa guerra? E chi è realmente vittima?
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SUMMARY:Lucia di Lammermoor
DESCRIPTION:direttore Aldo Sisillo\nregia Giulio Ciabatti\nscene Platon Bardhi\ncostumi in collaborazione con il Teatro Nazionale Sloveno di Maribor\nluci Andrea Gritti\nOrchestra Sinfonica G. Rossini \nCoro del Teatro Ventidio Basso\nMaestro del coro Pasquale Veleno \nAllestimento Comune di Treviso – Teatro Mario Del Monaco \n  \n 
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DESCRIPTION:con Rocío Muñoz Morales\, Giorgio Lupano\, Gabriele Pignotta\nscene Alessandro Chiti\nluci Maximiliano Lumachi\ncostumi Rosalia Guzzo\nmusiche Stefano Switala\naiuto regia Fabio Avaro\nproduzione ArtistiAssociati – Centro di produzione teatrale \nContrazioni pericolose è uno spettacolo che segna un cambio di registro nella carriera di Gabriele Pignotta\, sia come attore sia come autore. Situazioni comiche\, momenti di scontro-incontro fanno riflettere e sorridere. Non una semplice commedia ma un testo che esplora l’animo\, le pulsioni\, le paure\, le speranze e i desideri di una generazione che ha voglia di trovare un suo equilibrio nel marasma di una vita che ha perso punti di riferimento certi. \n«Ho voluto raccontare con disarmante ironia – nota Gabriele Pignotta – una piccola grande storia di amicizia tra un uomo e una donna\, entrambi quarantenni\, che proprio il giorno del parto di lei\, mettono in luce attraverso un lungo dialogo in una stanza del reparto maternità\, tutte le loro fragilità e insicurezze». \nMassimo Martina (Giorgio Lupano) e Martina Massimo (Rocío Muñoz Morales) sono amici da anni. Il loro incontro è stato fortuito\, dettato dalla strana coincidenza del nome con il cognome dell’altro\, ma da quel momento fra loro nasce qualcosa. Quella che sembra una semplice amicizia viene placata dai timori di una vita che fatica a dare quella concretezza in grado di apportare all’animo umano la forza per compiere grandi cambiamenti. Ma sarà proprio un cambiamento a sconvolgere la loro vita\, Martina resterà incinta e Massimo lo scoprirà solo quando lei entrerà in travaglio.
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SUMMARY:Viaggio al centro della Fisica
DESCRIPTION:scritto da Vincenzo Schettini\, Graziano Cutrona\, Paolo Ruffini\nregia Paolo Ruffini\nproduzione Vera Produzione \nDopo 100 repliche in teatro e 100.000 spettatori raggiunti con lo spettacolo La fisica che ci piace – La lezione show\, il professore più amato del web torna in scena con un nuovo show\, dove fisica\, tecnologia e magia si fondono in un’esperienza unica: il Prof. dà il via a Viaggio al centro della Fisica\, invitando il pubblico a seguirlo in un cammino fatto di scoperte\, meraviglie e sorprese da vivere insieme. \nTempo\, musica\, energia\, mistero\, conoscenza\, universo\, vita: queste sono le 7 rotte di un viaggio spettacolare in cui\, tra dimostrazioni e interazioni\, il Prof. costruisce un ponte tra la fisica e la vita. Come le scoperte che aprono la strada all’elettricità e cambiano il mondo\, portandoci fino alla tecnologia di oggi e a quella di domani\, o come le stelle che nei secoli guidano i viaggiatori e restano comunque misteriose\, magiche. \nSe nel precedente spettacolo era il pubblico a salire sul palco per diventare una “classe”\, questa volta è il Prof. a scendere tra gli spettatori\, per rendere l’esperienza ancora più diretta e amplificare l’empatia che accompagna già da tempo il rapporto con i suoi follower. Lo scambio rimane una costante\, ma non l’unica: non mancheranno\, infatti\, le interrogazioni! \n  \n 
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SUMMARY:Riccardo III
DESCRIPTION:traduzione Federico Bellini \nadattamento Antonio Latella\, Federico Bellini\ncon Vinicio Marchioni\, Silvia Ajelli\, Anna Coppola\nFlavio Capuzzo Dolcetta\, Sebastian Luque Herrera\nLuca Ingravalle\, Giulia Mazzarino\, Candida Nieri\nStefano Patti\, Annibale Pavone\, Andrea Sorrentino\nregia Antonio Latella \ndramaturg Linda Dalisi \nscene Annelisa Zaccheria\ncostumi Simona D’Amico\nmusiche\, suono Franco Visioli\nluci Simone De Angelis\nregista assistente\, movimenti Alessio Maria Romano\nassistente volontario Riccardo Rampazzo\nproduzione Teatro Stabile dell’Umbria\, LAC Lugano Arte e Cultura \nIl male è. Non è una forma\, non è uno zoppo. Non è un gobbo. Il male è vita. Il male è natura. Il male è divinità. Il nostro intento è quello di provare ad andare oltre l’esteriorità del male cercando di percepirne l’incanto. È chiaro che se il male stesso viene rappresentato attraverso un segno fisico il pubblico è portato ad accettarlo\, vede la “mostruosità” e la giustifica. Anzi\, prova empatia se non simpatia con e per il protagonista. Ma è ancora accettabile questo “alibi di deformità” nel ventunesimo secolo? Probabilmente il Bardo ne aveva bisogno per giustificare al pubblico\, in qualche modo\, tutte le malefatte del protagonista. Difatti utilizzò un corpo maschera\, molto più vicino a un giullare di corte\, al fool\, la cui figura era spesso caricata di segni esteriori – come la gobba – che\, nel tempo\, hanno assunto significati ambivalenti: grotteschi ma anche propiziatori. \nNon è un caso che nella cultura popolare si corresse a toccare la gobba per buon auspicio. \nIn alcuni Paesi\, Riccardo III viene tolto dai cartelloni di programmazione teatrale perché potrebbe risultare offensivo per chi convive con una disabilità fisica; argomento delicato in questi tempi dove il politically correct\, nel bene e nel male\, rischia di diventare censura che muta l’originalità delle opere decontestualizzandole dal periodo storico a cui appartengono. \nA noi interessa la forza della parola\, la seduzione della parola\, e\, perché no\, la scorrettezza della parola. Il serpente incantò Eva con le parole\, o\, in ogni caso\, bisognerebbe pensare che il serpente fu abile in quanto riuscì a far staccare la mela dall’albero ad Eva ma fu Adamo a morderla. Quindi\, chi dei due peccò? Il male che mi interessa è nella bellezza\, non nella disarmonia. Il male è il giardino dell’Eden. Una bellezza accecante\, una bellezza che pretende un ritorno al figurativo. Una bellezza opulenta e ingannatrice\, fatta di relazioni pericolose\, di giochi di seduzione continui. E\, in questo\, Riccardo III è il maggiore dei maestri. La sua battaglia non è per la corona\, non è per l’ascesa al trono\, ma è per la sottomissione del femminile\, quando è proprio il femminile che gli darà scacco matto; difatti sarà la Regina madre a portare a termine una tremenda maledizione. \nLa traduzione di Federico Bellini mi permette inizialmente di giocare con tempi e andamenti ritmici quasi da commedia\, direi wildiana\, in una pennellata che rimanda all’Inghilterra Vittoriana. \nAbbiamo cercato di creare un adattamento dove\, pur nella rinuncia ad alcune parti del testo originale\, abbiamo provato a rispettare l’interezza della vicenda e la sua trasversalità di significato. \nCi siamo presi il lusso\, studiando i personaggi del testo\, di ampliarne uno già esistente\, chiamandolo Custode\, apparentemente un servitore del male e di Riccardo III\, che\, con l’andare della narrazione\, si scoprirà essere in realtà al servizio della bellezza del luogo; un custode che vuole garantire la sopravvivenza del giardino dell’Eden e per questo è pronto a tutto\, quel tutto che nel testo si sintetizza con la parola “AMEN”. \nInfine e non da ultima\, la scelta degli attori: un cast importante\, ponderato in modo maniacale\, un cast che possa essere forte per talento e dare ad ogni personaggio letterario qualcosa di fortemente artistico\, un cast che possa ammaliare gli spettatori mettendo al primo posto del loro lavoro il potere performativo della parola che il Bardo ci consegna e ci lascia in eredità. Sappiamo tutti che la parola può mettere a tacere ogni tipo di guerra\, ma nonostante la storia ce lo ricordi continuamente\, continuiamo a dimenticarlo e credo\, con mio dolore\, volutamente: forse perché siamo stati creati per essere stonatura all’interno della perfezione armonica della prima nota\, il DO\, o almeno così mi piace pensare. \nA tutti i miei collaboratori artistici ho chiesto di dare bellezza al male e non bruttezza\, perché chi tradì il paradiso fu l’Angelo più bello. \nAntonio Latella
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SUMMARY:Riccardo III
DESCRIPTION:traduzione Federico Bellini \nadattamento Antonio Latella\, Federico Bellini\ncon Vinicio Marchioni\, Silvia Ajelli\, Anna Coppola\nFlavio Capuzzo Dolcetta\, Sebastian Luque Herrera\nLuca Ingravalle\, Giulia Mazzarino\, Candida Nieri\nStefano Patti\, Annibale Pavone\, Andrea Sorrentino\nregia Antonio Latella \ndramaturg Linda Dalisi \nscene Annelisa Zaccheria\ncostumi Simona D’Amico\nmusiche\, suono Franco Visioli\nluci Simone De Angelis\nregista assistente\, movimenti Alessio Maria Romano\nassistente volontario Riccardo Rampazzo\nproduzione Teatro Stabile dell’Umbria\, LAC Lugano Arte e Cultura \nIl male è. Non è una forma\, non è uno zoppo. Non è un gobbo. Il male è vita. Il male è natura. Il male è divinità. Il nostro intento è quello di provare ad andare oltre l’esteriorità del male cercando di percepirne l’incanto. È chiaro che se il male stesso viene rappresentato attraverso un segno fisico il pubblico è portato ad accettarlo\, vede la “mostruosità” e la giustifica. Anzi\, prova empatia se non simpatia con e per il protagonista. Ma è ancora accettabile questo “alibi di deformità” nel ventunesimo secolo? Probabilmente il Bardo ne aveva bisogno per giustificare al pubblico\, in qualche modo\, tutte le malefatte del protagonista. Difatti utilizzò un corpo maschera\, molto più vicino a un giullare di corte\, al fool\, la cui figura era spesso caricata di segni esteriori – come la gobba – che\, nel tempo\, hanno assunto significati ambivalenti: grotteschi ma anche propiziatori. \nNon è un caso che nella cultura popolare si corresse a toccare la gobba per buon auspicio. \nIn alcuni Paesi\, Riccardo III viene tolto dai cartelloni di programmazione teatrale perché potrebbe risultare offensivo per chi convive con una disabilità fisica; argomento delicato in questi tempi dove il politically correct\, nel bene e nel male\, rischia di diventare censura che muta l’originalità delle opere decontestualizzandole dal periodo storico a cui appartengono. \nA noi interessa la forza della parola\, la seduzione della parola\, e\, perché no\, la scorrettezza della parola. Il serpente incantò Eva con le parole\, o\, in ogni caso\, bisognerebbe pensare che il serpente fu abile in quanto riuscì a far staccare la mela dall’albero ad Eva ma fu Adamo a morderla. Quindi\, chi dei due peccò? Il male che mi interessa è nella bellezza\, non nella disarmonia. Il male è il giardino dell’Eden. Una bellezza accecante\, una bellezza che pretende un ritorno al figurativo. Una bellezza opulenta e ingannatrice\, fatta di relazioni pericolose\, di giochi di seduzione continui. E\, in questo\, Riccardo III è il maggiore dei maestri. La sua battaglia non è per la corona\, non è per l’ascesa al trono\, ma è per la sottomissione del femminile\, quando è proprio il femminile che gli darà scacco matto; difatti sarà la Regina madre a portare a termine una tremenda maledizione. \nLa traduzione di Federico Bellini mi permette inizialmente di giocare con tempi e andamenti ritmici quasi da commedia\, direi wildiana\, in una pennellata che rimanda all’Inghilterra Vittoriana. \nAbbiamo cercato di creare un adattamento dove\, pur nella rinuncia ad alcune parti del testo originale\, abbiamo provato a rispettare l’interezza della vicenda e la sua trasversalità di significato. \nCi siamo presi il lusso\, studiando i personaggi del testo\, di ampliarne uno già esistente\, chiamandolo Custode\, apparentemente un servitore del male e di Riccardo III\, che\, con l’andare della narrazione\, si scoprirà essere in realtà al servizio della bellezza del luogo; un custode che vuole garantire la sopravvivenza del giardino dell’Eden e per questo è pronto a tutto\, quel tutto che nel testo si sintetizza con la parola “AMEN”. \nInfine e non da ultima\, la scelta degli attori: un cast importante\, ponderato in modo maniacale\, un cast che possa essere forte per talento e dare ad ogni personaggio letterario qualcosa di fortemente artistico\, un cast che possa ammaliare gli spettatori mettendo al primo posto del loro lavoro il potere performativo della parola che il Bardo ci consegna e ci lascia in eredità. Sappiamo tutti che la parola può mettere a tacere ogni tipo di guerra\, ma nonostante la storia ce lo ricordi continuamente\, continuiamo a dimenticarlo e credo\, con mio dolore\, volutamente: forse perché siamo stati creati per essere stonatura all’interno della perfezione armonica della prima nota\, il DO\, o almeno così mi piace pensare. \nA tutti i miei collaboratori artistici ho chiesto di dare bellezza al male e non bruttezza\, perché chi tradì il paradiso fu l’Angelo più bello. \nAntonio Latella
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SUMMARY:Bancàl  
DESCRIPTION:da un’idea di Virginia Raffaele\nscritto da Virginia Raffaele\, Francesco Freyrie\nDaniele Prato e Giovanni Todescan\nregia Federico Tiezzi\nscenografia Pierpaolo Bisleri\ncostumi Giovanna Buzzi\ndisegno luci Marco Pollini\naiuto regia Giovanni Scandella\nmusiche e direzione musicale Paolo Silvestri\nproduzione ITC 2000 \n  \nUna carovana che viaggia da secoli\, senza confini\, finalmente è arrivata in città: va in scena uno spettacolo di storie traballanti\, sgangherate\, imperfette. \nIl Circo Bancàl è la normalità che va in tilt. È il difetto che diventa meraviglia. \nAccompagnata da un’orchestra\, Virginia Raffaele mette al centro della pista numeri straordinari di vite quotidiane: innamorati appesi a un filo\, anziani sparati da un cannone\, animali parlanti\, pagliacci in giarrettiera…ci riconosciamo in un circo che non è una messinscena\, è l’ironia con cui\, tutti i giorni\, ognuno di noi cerca di stare in equilibrio. \n 
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